I borghi fantasma

Categoria: dintorni
Pubblicato Venerdì, 24 Maggio 2013 14:41
Scritto da Super User
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Pentedattilo
Uno dei più caratteristici e suggestivi paesi abbandonati della Calabria, situato a ridosso dell'Aspromonte e nel cuore dell'area grecanica calabrese, Pentedattilo sorge arroccato sulla rupe del Monte Calvario, dalla caratteristica forma che ricorda quella di una ciclopica mano con cinque dita e da cui deriva il nome. Pentedattilo è parte del territorio comunale di Motta San Giovanni (RC). La suggestiva passeggiata tra le silenziose vie delll’antico “borgo fantasma” permetterà tra l’altro di ammirare: i ruderi dell’antico Castello e di interessanti edifici sacri, il pinnacolo della montagna, alla quale si adagia il paese, somigliante al pollice della mano.


Roghudi
Situato sulle pendici meridionali dell'Aspromonte nella Calabria greca, l'abitato di Roghudi Vecchio - abitato da gente di etnia grecanica - è stato completamente abbandonato a seguito di due fortissime alluvioni avvenute nel 1971 e nel 1973, date nelle quali l'abitato, fino ad allora sede comunale, fu dichiarato totalmente inagibile. Lo scenario è mozzafiato. Il borgo, circondato dalle montagne, si sdraia a più di 500 m. di altezza sul crinale di una collina, che svetta nel mezzo della fiumara Amendolea. A poca distanza si trovano due formazioni geologiche degne di nota: le caldaie del latte e la Rocca del Drago. Sono rocce modellate nel tempo dal vento, dalla pioggia e dal ghiaccio, fino a diventare curiosi monumenti naturali.


Brancaleone Superiore
Nel Medioevo fu un borgo fortificato ed appartenne a vari feudatari, ma ora è quasi completamente abbandonato a causa delle alluvioni e frane che lo colpirono. Brancaleone superiore fu luogo di ispirazione letteraria, in pagine particolarmente significative per lo scrittore Cesare Pavese, inviato al confino proprio a Brancaleone dal regime fascista (1935-1936). Da vedere, nel silenzio del borgo fantasma e nelle zone vicine:
La "chiesa Nuova" del 1939 con pianta a croce latina.
Le grotte, probabilmente i resti di un complesso monastico.
I ruderi del paese, con i resti dell'antica chiesa dell'Annunziata (1500).
Una chiesetta rupestre, con un affresco bizantineggiante, tuttora oggetto di culto.


Africo Vecchio
Città natale del monaco basiliano Beato Leone, fu fondata nel IX secolo a.C. dagli abitanti di Delia, colonia locrese situata forse alla foce della fiumara San Pasquale. Il nome pare derivi da afrikos, cioè "esposto al sole", oppure dal nome di un vento di libeccio. Il sito originario fu abbandonato in seguito alle alluvioni del 1951 e del 1953, che costrinsero la popolazione locale a lasciare la montagna per dare vita ad un nuovo insediamento sul mare, in prossimità di Bianco, dove sorge l'odierna Africo Nuovo. Nel paese vecchio, raggiungibile percorrendo la strada che collega Bova ai Campi di Bova, si trova la chiesetta di San Leo, piccolo edificio rettangolare di origine basiliana, riedificato nel XVII sec.

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