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Gli eventi

La Domenica delle Palme-Rivisitazione del mito delle Pupazze-Persephoni
Ogni anno a marzo/aprile in base a quando cade la Santa Pasqua, la domenica precedente a Bova si celebra un antico rito, la cui preparazione avviene nella settimana precedente a cura degli abitanti che si aggregano in laboratori spontanei per costruire insieme delle particolari sculture, realizzate con foglie di ulivo e canne, che raffigurano delle donne e vengono adornate con fiori di campo e primizie. Le “pupazze” o “palme di Bova” vengono realizzate con foglie di ulivo che tutta la gente, uomini, donne e bambini, intreccia con grande maestria e pazienza attorno ad un asse di canna. Finita la struttura, vengono adornate con fiori, frutti, nastri e merletti. Dopo la benedizione, le palme benedette vengono portate in giro per le vie del borgo e smontate; le “steddi” (ovvero le parti che le compongono) vengono distribuite tra le popolazioni che le conservano su un albero o in casa. I pareri sulle origini di tale rito sono diversi. C’è chi sostiene che l’origine pare affondi le sue radici addirittura nella preistoria, quando le popolazioni evocavano con riti propiziatori la Mana (nome grecanico per madre terra) per le loro messi e per la fertilità delle terre. C’è poi chi sostiene che il rito derivi dal mito di Persephone, le cui tracce sovente si riscontrano nella storia e nell’archeologia locale, e chi lo fa risalire alla quaresima nella tradizione bizantina. Fatto sta che si tratta di una tradizione ancestrale, che i fedeli rinnovano ogni anno, portando in processione fino al santuario di San Leo le “ pupazze”, ossia statue antropomorfe a grandezza umana, con le fattezze di una donna. Di solito in Calabria, come in altre regioni d’Italia, i paesi abbandonati rivivono nei giorni festivi o in agosto quando gli abitanti ritornano in cerca di memoria o anche per attenuare il peso della colpa e dell’abbandono, e le feste della Calabria post moderna raccontano di questo andirivieni tra vecchi e nuovi luoghi. A Bova si sta compiendo un passo ulteriore, che sta modificando il volto di un paese e del circondario e che è proiettato verso il futuro, attraverso iniziative, come la Domenica delle Palme atte a promuovere il recupero dell’identità storico culturale, ma anche il recupero architettonico dell’abitato in modo da dissuadere la gente ad abbandonare il borgo e aiutarla ad investire per far nascere nuove piccole attività imprenditoriali turistiche e non solo. Per approfondimenti si consiglia: Volume “All’ombra delle pupazze in fiore - antropologia di un rito nella Calabria grecanica ” Edizioni Kurumuny 2010 , a cura di Alfonsina Bellio


Novenario e festa Patronale di S. Leo (5 maggio)
La Festa del Santo patrono San Leo è molto sentita da tutti i Bovesi anche quelli che la vita ha portato lontano. In molti ritornano a Bova già nove giorni prima per poter partecipare alle novene preparatorie. I testi recitati e i canti sono molto antichi e vengono tramandati oralmente da generazione a generazione. La festa inizia il 4 maggio con la processione che “fa uscire ” il Santo dal Santuario di San Leo dove i suoi resti sono conservati in una nicchia chiusa a chiave e viene accompagnato nella Cattedrale dove è vegliato dalla Confraternita di San Leo. La vara in legno massiccio dorato sostiene il busto del Santo in argento cesellato che viene portato in salita per le stradine tortuose sorretto da otto persone che lo fanno per voto e sottomissione. Il 5 maggio dalla Cattedrale viene portato in processione per tutto il Borgo alla presenza del Vescovo dell’Arcidiocesi di Bova e Reggio Calabria e delle autorità, e in seguito alla celebrazione della santa Messa , ritorna nel suo Santuario dove rimane esposto a fedeli fino al giorno 8 maggio. Durante le processioni la Confraternita di san Leo, una delle poche ancora attive in Calabria, precede il Santo e i Fratelli vestiti con un saio bianco ed una mantellina marrone con un cappuccio marrone lo proteggono mentre la Banda municipale scandisce i passaggi con musiche dolci e malinconiche.


La Giornata per la valorizzazione della Lingua e la Cultura dei Greci di Calabria (maggio/giugno)
La Giornata per la valorizzazione della Lingua e la Cultura dei Greci di Calabria si è caratterizzata nel tempo per essere l’evento per eccellenza di promozione della lingua e della cultura locale. La realizzazione è ormai consolidata negli anni e l’evento costituisce un momento di festa e di celebrazione non solo della Grecità Bovese ma di tutta l’Area. La giornata, svolta interamente in lingua greco calabra, promuove anche attività artistiche con spettacoli musicali e/o teatrali e stand enogastronomici locali. Fondamentale è il ruolo svolto dalla giornata della lingua per avvicinare i bambini alla lingua greca di calabria attraverso la diretta partecipazione all’ evento che ogni anno prevede l’organizzazione di attività utili ad apprendere la lingua in modo giocoso e divertente. Si configura come un momento importante di scambio culturale con la Grecia tramite il coinvolgimento della città di Salonicco, già presente a Bova sin dalle manifestazioni in occasione delle Olimpiadi di Atene 2004.


Processione del Corpus Domini (giugno)
In quest’occasione nei vicoli vengono preparati degli altarini, le strade decorate con composizioni di petali di fiori e i balconi addobbati con pizzi e coperte. La gente in processione accompagna per le strade del Borgo il Sacramento che è portato dal Parroco protetto da un piccolo baldacchino (ombrello liturgico) tenuto dal Sindaco . La banda municipale suona musiche sacre, e i bambini vestiti da piccoli angioletti aprono la strada gettando petali di fiori.


Festival Paleariza
Festival della musica tradizionale etnica e grecanica (mese di agosto) Si tratta di un festival itinerante che coinvolge tutti i 14 comuni dell’area grecanica, manifestazione artistica ormai riconosciuta a livello nazionale e internazionale che si svolge ogni estate in agosto . Fin dal 1997 il Festival Palearìza®, che in Greco di Calabria vuole dire “Antica Radice”, cerca di promuovere l’interculturalità, l’attenzione alle culture del Mediterraneo, il recupero dell’identità della cultura minoritaria dei Greci di Calabria, e la valorizzazione eco-turistica delle aree interne dell'Aspromonte grecanico. La culla del Festival Paleariza® è per l’appunto l’Area grecanica, con il suo capoluogo Bova, e gli antichi comuni greco calabri situati nel Parco Nazionale dell’Aspromonte. Ma soprattutto la culla del festival è la sua gente, le sue Amministrazioni, i tanti amici che in tutti questi anni sono stati sempre presenti e l’Agenzia di sviluppo GAL Area grecanica soggetto gestore e proprietario del marchio. In tredici anni un semplice evento musicale estivo si è trasformato nel “Festival Etnomusicale dell’Area ellenofona di Calabria”, un vero e proprio biglietto da visita turistico e culturale dell’intera zona, che si propone non solo di essere il contenitore ideale entro cui accogliere il frammentato universo culturale grecanico e miscelarlo con esperienze musicali e storiche affini tra loro come i suoni e i ritmi mediterranei, ma di rappresentare anche un laboratorio di progettazione in cui inserire le diverse e molteplici iniziative culturali dell’Area . L’ambizione del l’Area è che il Festival Paleariza® diventi un marchio territoriale e che gli eventi collaterali proposti in periodo differenti da quello estivo allunghino la stagione culturale dell’Area e siano degli strumenti utili a supportare e stimolare il sistema esistente di offerta locale.


Natale con le “ninnarelle” e il Presepe vivente
Uno dei luoghi dove maggiormente ancora oggi si respira il fascino delle festività del Natale (Ta Christòjenna) è senza dubbio Bova, la Chora dell’Area grecanica, anche se la natura dei luoghi e le condizioni di vita prettamente agro-pastorali nel periodo invernale riservavano alla gente ben poco se non neve e fame. Infatti il detto era “sta Christojenna chioni ce pìna” “a Natale neve e fame”. Nove giorni prima del giorno di Natale, le Ciaramèdde ( Zampogne) annunciavano le sante novene (tes àjes novène), e al chiarore delle fiaccole fatte di abete ( zzinne o dede) la gente si recava in chiesa fin dalle cinque del mattino accompagnata dal suono della zampogna. Suoni e canti per tutto il periodo natalizio con vari strumenti come le zampogne, l’organetto, il tamburello e il classico zzarìno (trìgono) scacciavano la malinconia del duro lavoro quotidiano. La sera della vigilia di natale la tavola veniva bandita con tredici pietanze diverse che si avevano in casa come cavolfiore (làchano azze attho), castagne infornate (càstana affurrimèna) , stoccafisso (piscistòccu), fichi d’india (sika tu turku), noci (caridia), pere (appidia), buffèddhi cioè dolci con impasto di patate, zzippuli cioè pasta lievitata e fritta nell’olio, con alici o senza nnacatuli dolci fritti, pretali ( plutària) dolci fatti con farina, noci ,fichi,mandorle e avvolte anche il miele. In gruppo e in coro la gente andava in giro per il paese nelle case a cantare le ninnarelle augurando un felice natale e alla fine delle ninnarelle ai suonatori e ai bambini che cantavano veniva dato qualcosa in denaro o in natura. Ancor oggi le nove sere prima di Natale i giovani di Bova girano per il Borgo e per le campagne suonando le Ninnarelle, musiche natalizie locali e religiose. Si fermano davanti alle case e dopo aver suonato entrano per fare gli auguri e per riscaldarsi per poi continuare il loro annuncio. Appena dopo il Natale viene allestito e messo in scena il presepe vivente itinerante che anima le antiche vie di Bova , illumina i casalini del borgo e permette ai turisti e alla comunità di rivivere antiche scene legate ai mestieri e alla cultura dei Greci di Calabria in modo da regalare alla gente delle suggestioni uniche che si porteranno nel cuore per sempre. Il percorso che si snoda nelle antiche vie del borgo prevede anche momenti di degustazione dell’enogastronomia locale.


Capodanno grecanico con musica e falò in piazza
Il 31 dicembre un grande falò riscalda la piazza di Bova, l’albero di natale risplende e la gente si raduna per ballare la tarantella suonata dal vivo con organetto e tamburello e per bere il vino locale. Tra un ballo e l’altro le persone si riscaldano e si conoscono per festeggiare insieme l’arrivo del nuovo anno.

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